RISPOSTE TEST DI VERIFICA


Lezione 1: I principi del marketing


1) A e D.

2) C.

3) Il mercato rappresenta il luogo di incontro della Domanda e della Offerta, dove i bisogni-desideri sono soddisfatti dall'offerta di prodotti. Esistono differenti tipologie di mercato: il mercato potenziale, il mercato disponibile, il mercato disponibile qualificato, il mercato servito, il mercato penetrato.


Lezione 2: Il marketing nell'impresa


1) Quale fra le seguenti espressioni meglio definisce il ruolo del marketing nell'economia…
a. … il ruolo del marketing nell'economia è quello di organizzare lo scambio e l'informazione tra produttori e acquirenti.

2) Si indichi a quale fase del processo di marketing management corrisponde ciascuna delle attività di seguito indicate:
a. Analisi del micro e macro ambiente di marketing dell'impresa (Analisi delle opportunità);
b. Misurazione dell'attrattività attuale e potenziale di ogni singolo mercato (Ricerca e selezione dei mercati obiettivo);
c. Definizione da parte dell'impresa del proprio mercato obiettivo e di quelli dei concorrenti (Definizione delle strategie di marketing);
d. Predisposizione di una strategia di marketing volta all'assunzione di decisioni in materia di spese di marketing, di marketing-mix e di ripartizione dello sforzo di marketing, in relazione alle previste condizioni ambientali e competitive (Definizione delle azioni di marketing);
e. Costituzione di un'organizzazione di marketing capace di attuare il piano di marketing (Attuazione e controllo dello sforzo di marketing).

3) Si indichino i risultati che la funzione di controllo deve garantire.
La funzione dell'ultima fase del processo di marketing management consiste nella realizzazione e nel controllo del piano di marketing. Il piano di marketing rappresenta il punto di partenza per la pianificazione delle altre attività d'impresa, ne deriva, quindi, che l'impresa deve costituire un'organizzazione di marketing capace di attuare il piano di marketing.


Lezione 3: Tendenze attuali del Marketing

1) Le significative conseguenze della globalizzazione sull'attività delle imprese si manifestano attraverso:
b. …una prospettiva di crescita dell'attività a livello internazionale.

2) Si indichi il tipo di strategia di entrata nel mercato estero, che può considerarsi migliore in relazione al livello di impegno, rischio, controllo e potenziale di profitto che essa comporta:
a. L'impresa che per la prima volta decide di avviare un'attività di esportazione cercando di limitare rischi ed investimenti sceglie: (Esportazione indiretta);
b. L'impresa che è direttamente contattata dagli acquirenti stranieri, o, l'impresa che ha visto crescere notevolmente il livello delle proprie esportazioni sceglie: (Esportazione diretta);
c. L'impresa che cerca di instaurare rapporti di cooperazione con entità locali per costituire strutture di produzione e commercializzazione sceglie: (Joint-venture);
d. L'impresa con un'esperienza ormai consolidata, o, che si accorge di una particolare consistenza del mercato estero sceglie: (Investimenti diretti).

3) Si definiscano le varie ipotesi di programma di marketing per un'impresa che agisce in uno o più mercati stranieri.
Le imprese, che decidono di operare sui mercati esteri, devono affrontare una serie di problematiche relative alle politiche di marketing mix da seguire ed agli eventuali adattamenti che le esigenze locali richiedono. Per cui, sarà possibile utilizzare un marketing mix standard, o, un marketing mix su misura, o, ancora cercare una soluzione intermedia rispetto a questi estremi.


Lezione 4: Il sistema informativo di marketing

1) il Sistema Informativo di Marketing può definirsi come…
c. …una struttura integrata ed interagente di persone, attrezzature e procedure, finalizzata a raccogliere, classificare, analizzare, valutare e distribuire informazioni pertinenti, tempestive e accurate, destinate agli operatori di decisioni di mercato.

2) Si indichi il tipo di sottosistema del sistema informativo di marketing utilizzato per le informazioni di seguito riportate:
a. Informazioni sul ciclo ordine - spedizione - fatturazione (Sistema delle Rilevazioni Interne);
b. Informazioni correnti sull'evoluzione dell'ambiente di marketing (Sistema di marketing Intelligence);
c. Informazioni raccolte attraverso ricerche sistematicamente progettate per una specifica situazione di marketing a cui l'impresa deve far fronte (Sistema delle Ricerche di Mercato);
d. Informazioni raccolte attraverso avanzati sistemi di supporto delle decisioni di marketing (Sistema della Banca dei Modelli).

3) Si descrivano i modelli matematici che compongono la banca dei modelli.
I principali modelli sono: i modelli descrittivi, progettati per comunicare, spiegare o prevedere; i modelli decisionali che aiutano i dirigenti a valutare le alternative e ad individuare una buona soluzione; i modelli verbali, dove le variabili e le loro interrelazioni sono descritte con parole; i modelli grafici rappresentano un passo utile nel processo di traduzione in simboli di un modello verbale; i modelli matematici possono essere classificati in vari modi, modelli lineari e non lineari, modelli statici e modelli dinamici, modelli deterministici e modelli stocastici.


Lezione 5: Alcuni modelli per l'interpretazione dei fenomeni (Parte I)

1) C e D.

2) C e E.

3) Nel caso della sequenza ideale i prodotti Question Marks, in seguito a decisione del management di realizzare investimenti, diventeranno prima Stars, poi Cash Cows ed infine Dogs; nel caso di sequenza negativa, il management rinuncia ad investire sui prodotti Question Marks e li lascia trasformare in Dogs.


Lezione 6: Alcuni modelli per l'interpretazione dei fenomeni (Parte II)

1) a) -fase di sviluppo,
b) -fase di introduzione,
c) -fase di rivitalizzazione,
d) -fase di declino.

2) C e E.

3) La curva di esperienza (o curva di apprendimento) rappresenta la diminuzione del costo medio in funzione della produzione cumulata. L'effetto esperienza è legato da un rapporto di causa-effetto alla quota di mercato: la crescita della quota di mercato comporta un volume di produzione cumulato elevato e, quindi, una riduzione del costo unitario, ciò consente una redditività elevata e, quindi, la possibilità di accrescere ulteriormente la quota di mercato.


Lezione 7: Il macroambiente

1. Il macroambiente è l'insieme delle più ampie forze sociali che esercitano la propria azione sull'intero complesso di protagonisti del microambiente. Le componenti principali del macroambiente sono le seguenti: la demografia, l'economia, la tecnologia, la legislazione, la politica, l'ambiente fisico, politico culturale e sociale.

2. b, c

3. b

4. a=Vero; b=Falso; c=Falso


Lezione 8: L'analisi dell'offerta (parte I)

1. d;

2. c;

3. d;

4. d;

5. Una barriera all'entrata è un ostacolo (di variegata natura) che protegge il livello di profitto che le imprese realizzano all'interno di un'area di business dall'ingresso di nuovi concorrenti. Per esempio: gli elevati fabbisogni di capitale, le forti competenze tecnologiche, le concessioni pubbliche, … Le barriere all'uscita, per contro, sono ostacoli al disinvestimento da un settore in declino o in crisi. Per esempio, gli elevati livelli di costi affondati.


Lezione 9: L'analisi dell'offerta (parte II)

1. c)

2. a)

3. a)

4. a)

5. Si gode di un vantaggio competitivo quando si è percepiti in modo diverso (in senso positivo) rispetto ai concorrenti dal target di mercato prescelto. Il vantaggio competitivo può essere:
q di tipo interno nel caso in cui l'impresa goda di una leadership di costo derivante dalla capacità di abbattere nella misura maggiore possibile il costo del prodotto fondamentalmente attraverso la leva dell'incremento della produttività (nella fabbricazione, nell'amministrazione, nella distribuzione ecc.);
q di tipo esterno quando esso si basa su caratteristiche distintive che risultano particolarmente gradite al cliente rispetto a quelle offerte dai prodotti concorrenti e per i quali egli è disposto a pagare un premium price rispetto agli altri competitors ed è ottenuto facendo leva principalmente sul potere di mercato.


Lezione 10: L'analisi della domanda

1. c)

2. a)

3. d)

4. Le diverse accezioni di mercato misurabile sono:
· Il mercato potenziale;
· Il mercato disponibile;
· Il mercato disponibile qualificato;
· Il mercato servito;
· Il mercato penetrato.
Tra di esse quelle che interessano di più all'impresa troviamo il mercato potenziale in quanto misura l'entità e la consistenza dell'intero mercato di riferimento ma, in misura maggiore, il mercato servito in quanto esso rappresenta la parte effettiva del mercato che essa va a servire (in relazione alle sue effettive possibilità strutturali).


Lezione 11: La segmentazione del mercato

1) La segmentazione del mercato presuppone…
a. …che il produttore nell'intento di delimitare il campo in cui intende competere, scomponga il mercato in sottoinsiemi, omogenei in termini di bisogni dei consumatori e di motivazioni d'acquisto, definiti prodotti-mercati.

2) Si indichi la modalità di segmentazione seguita nelle procedure di seguito riportate:
a. In questo tipo di segmentazione il mercato viene suddiviso in diverse unità geografiche, quali nazioni, stati, regioni, province, città e quartieri (Segmentazione geografica;
b. In questo tipo di segmentazione il mercato viene suddiviso sulla base di variabili quali l'età, il sesso, la dimensione della famiglia o lo stadio del ciclo di vita della stessa, il livello di reddito, il tipo di occupazione, l'istruzione la religione, la razza e la nazionalità (Segmentazione demografica);
c. In questo tipo di segmentazione gli acquirenti sono suddivisi in gruppi sulla base della classe sociale di appartenenza, dello stile di vita adottato e delle caratteristiche di personalità che presentano (Segmentazione psicografica);
d. In questo tipo di segmentazione gli acquirenti sono suddivisi in gruppi sulla base della conoscenza che mostrano del prodotto in esame, del loro atteggiamento verso questo, dell'uso e di come rispondono al prodotto (Segmentazione comportamentale).

3) Si descrivano i passi per un'efficace segmentazione.
Diversi sono i modi di segmentare un mercato, non tutti però risultano efficaci. Affinché la segmentazione sia utile, occorre, infatti, che i segmenti presentino le seguenti caratteristiche: misurabilità, accessibilità, importanza e praticabilità.


Lezione 12: La scelta dei segmenti target

1) b.

2) a) -specializzazione di prodotto,
b) -copertura totale,
c) -specializzazione di prodotto,
d) -concetrazione su un solo segmento.

3) Con questa strategia l'impresa opta per uno fra i differenti segmenti che compongono il mercato e dedica i programmi di marketing esclusivamente a questo, concentra le risorse su un campo di azione limitato. Questa strategia può essere utile per entrare in un nuovo mercato in presenza di concorrenti agguerriti, oppure essere la decisione di un'impresa di piccole dimensioni o di un'impresa altamente specializzata che sceglie di operare in un solo segmento.


Lezione 13: Il posizionamento del prodotto/servizio (parte I)

1) La strategia di posizionamento focalizzato è così definibile:
a. …il posizionamento consiste nel definire l'offerta dell'impresa in modo tale da consentirle di occupare una posizione distinta e apprezzata nella mente dei clienti obiettivo.

2) Si indichi il tipo di errore che l'impresa può commettere nella definizione del proprio posizionamento:
a. L'impresa scopre che gli acquirenti hanno solo una vaga idea delle sue marche, non ricordando nulla di specifico nei suoi riguardi (Insufficiente posizionamento);
b. In alcuni casi, il posizionamento può essere realizzato in modo tale da restringere eccessivamente il numero di acquirenti potenziali interessati (Posizionamento troppo ristretto);
c. Se il posizionamento viene sostenuto in modo discontinuo, senza una coerente presentazione degli attributi prescelti, ne può conseguire uno stato di disorientamento fra gli acquirenti (Posizionamento confuso);
d. E' frequente che un'impresa presenti gli attributi dei propri prodotti in modo tale da sollevare i dubbi dei potenziali acquirenti (Posizionamento poco credibile).

3) Si descriva la costruzione di una mappa di posizionamento e si riportino le riflessioni alle quali essa induce.
La mappa di posizionamento è una rappresentazione alla quale si ricorre per illustrare la strategia generale di posizionamento dell'impresa.


Lezione 14: Il posizionamento (parte II)

1) a-II; b-III; c-I; d-IV; e-II.

2) A e D.

3) Il "prodotto fisico" nel caso di un paio di scarpe è rappresentato dalle condizioni minime che il cliente prevede per l'acquisto (ad esempio le scarpe con i lacci racchiuse in una scatola di cartone); il prezzo, i termini di consegna, le condizioni d'acquisto, le azioni di supporto di marketing servono a definire il "prodotto atteso"; ogni elemento differenziale che offra un'opportunità di "ampliamento" del concetto di prodotto fisico diviene un potente strumento concorrenziale: il "prodotto aumentato" (ad esempio la cura nelle rifiniture, la resistenza alla pioggia, il sacchetto per il trasporto, ecc.), quanto di creativo e immaginativo può essere realizzato oltre il concetto di prodotto in senso ampio, è denominato "prodotto potenziale".


Lezione 15: Il prodotto/servizio (parte I)

1) essenziale, generico, atteso, ampliato, potenziale

2) c

3) beni non durevoli; beni durevoli; servizi


Lezione 16: Il prodotto/servizio (parte II)

1) profondità, ampiezza, lunghezza

2) c

3) è un modello che pone in relazione due fattori critici per la realizzazione e/o mantenimento di un vantaggio competitivo


Lezione 17: Il prodotto/servizio (parte III)

1) a

2) a

3) salvaguardia del prodotto e della sua funzionalità; identificazione del prodotto; comunicazione dell'immagine


Lezione 18: Il prodotto/servizio (parte IV)

1) c

2) Intangibilità, inseparabilità, con testualità, variabilità, deperibilità

3) b


Lezione 19: Il prodotto/servizio (parte V)

1) b

2) Design, Layout, Display, Beni ceduti o utilizzati dai clienti

3) In relazione al consumatore: bisogni, passaparola, esperienze, servizio atteso servizio percepito. In relazione all'impresa: percezione delle aspettative, traduzione percezioni in specifiche di qualità e prestazione servizio.


Lezione 20: Il prezzo (parte I)


1). c.

2). b

3). a


Lezione 21: Il prezzo (parte II)

1). b

2). b e c

3). b


Lezione 22: Il prezzo (parte III)

1). c

2). b e c

3). a


Lezione 23: Il prezzo (parte IV)

1). c

2). c

3). b


Lezione 24: Il prezzo (parte V)

1). b

2). a

3 quesito). Politica numero 4 a


Lezione 25: La distribuzione (parte I)

1. b

2. c

3. b

4. La risposta può essere fornita in senso ampio, riconducendo il discorso alla complessità ambientale, oppure in senso più specifico, richiamando le motivazioni che spingono i singoli operatori della filiera ad orientarsi verso logiche collaborative piuttosto che competitive. In ogni caso, la lettura di una logica di sistema va ricondotta alla necessità da parte dei principali soggetti del canale - industria e distribuzione - di tener conto del complesso di interazioni di contesto nel processo di creazione di valore lungo la filiera, nonché alla opportunità di condivisione di obiettivi e conseguentemente all'emergenza di interazioni sistemiche che danno luogo a configurazioni strutturali di tipo reticolare.


Lezione 26: La distribuzione (parte II)

1. Per canale distributivo s'intende la serie successiva di funzioni fisiche ed economiche che consentono il passaggio del prodotto/servizio dal momento in cui è ottenuto al momento in cui è acquisibile da parte del consumatore per la soddisfazione di un suo bisogno. I fattori principali dai quali dipende la scelta del canale sono:
a. La tipologia e i caratteri della clientela;
b. Le caratteristiche del prodotto;
c. Le forme di intermediazione;
d. La competizione tra formule e forme distributive;
e. Le caratteristiche dell'ambiente generale;

2. a;

3. c;

4. c;


Lezione 27: La distribuzione (parte III)

1. a) Falso; b) Vero; c) Falso; d) Vero; e) Falso.

2. La GD nei rapporti con l'industria:
· Tratta una sola negoziazione;
· È affidabile negli impegni assunti;
· È poco disposta a collaborazioni di marketing;
· Non collabora sui prezzi al consumo.

3. a) Falso; b) Falso; c) Vero.


Lezione 28: La distribuzione (parte IV)

1. a) Vero; b) Falso; c) Vero; d) Falso.

2. Le sei forme possibili del franchising sono:
a. Il franchising convenzionale;
b. Il multi-franchising;
c. Il Pluri-franchising;
d. Il master franchising;
e. Il corner franchising;
f. Franchising associato.

3. a) Falso; b) Vero; c) Falso; d) Falso.

4. Il multi-franchising è un'evoluzione del franchising tradizionale nella quale il franchisee (di primo livello) si qualifica come franchisor (di secondo livello) e sviluppa una propria rete di franchisee (di secondo livello), ampliando la rete verticalmente. Il format trasferito non si modifica, rimanendo quello del franchisor di primo livello, ma la rete ha la possibilità di crescere molto più velocemente e di riuscire a raggiungere una copertura del territorio molto più capillare. Il pluri-franchising è anch'esso un'evoluzione del franchising convenzionale, ma in questo caso la sua peculiarità è l'ampliamento orizzontale della rete. Il franchisor sviluppa diversi format per commercializzare prodotti diversi, non in concorrenza tra di loro, con l'obiettivo di utilizzare al meglio le sue competenze nelle sviluppo di catene di franchising.


Lezione 29: La distribuzione (parte V)

1. Le quattro principali fasi evolutive sono:
anni '50-'60: periodo della distribuzione estensiva, nel quale l'obiettivo è quello di rendere disponibile il prodotto nella massima parte del territorio; anni '70: fase della ristrutturazione nella quale avviene un ripensamento delle funzioni tipiche del commercio, anche attraverso una ricomposizione fisica e gestionale delle strutture di vendita;
anni '80: fase della terziarizzazione, durante la quale si assiste ad un ampliamento del servizio dell'impresa commerciale;
anni '90: sviluppo del trade marketing.

2. a) Vero; b) Vero; c) Falso.

3. Una logica di sell-in è finalizzata a studiare i metodi, le tecniche e gli strumenti di vendita per favorire l'ingresso del prodotto industriale nello scaffale del punto di vendita. Una volta che il venditore industriale è riuscito ad ottenere ciò, il problema di far uscire le merci dal punto di vendita è del tutto traslato sul distributore. Secondo la logica del sell-out, per contro, il problema comune di venditore industriale e distributore è quello di favorire al massimo l'uscita delle merci dal punto di vendita. Ecco che, attraverso una migliore gestione del flusso informativo che proviene dal mercato, sarà la stessa industria a produrre e vendere (al distributore) quei prodotti che più di altri sono adatti alle preferenza del consumatore. Quindi, le decisioni di produzione, di assortimento e di vendita vengono decise su una base di obiettivi in comune.


Lezione 30: La distribuzione (parte VI)


1. Le formule distributive "non-store" sono quell'insieme di tecniche di vendita che fanno a meno del punto di vendita fisico. Per tanto, l'aspetto qualificante delle formule di vendita non-store è che il consumatore può effettuare l'acquisto senza doversi muovere verso un punto di vendita, con tale specifico obiettivo. Le principali caratteristiche tecniche di questa tipologia di distribuzione commerciale sono:
· la delocalizzazione dell'offerta;
· la dissociazione dell'offerta dall'atto di acquisto;
· la scomparsa del rapporto diretto tra il consumatore e il venditore.

2. a) Falso; b) Vero; c) Falso; d) Falso.

3. Il vantaggio maggiore di questa formula non-store è di consentire l'implementazione di un algoritmo di controllo delle vendite tale da mettere in moto un processo di aggiustamento istantaneo dell'assortimento. In questo modo, anche dopo un breve periodo di attività, le preferenze degli acquirenti vanno a modellare in tal modo l'assortimento da trovare nel supermercato elettronico che coincide esattamente con quello che desiderano. Tuttavia, la difficile gestione logistica implica alcuni problemi da dover risolvere con il massimo dell'efficienza per poter garantire la pronta consegna del prodotto a casa del cliente.


Lezione 31: La comunicazione (parte I)

1) b

2) mittente o comunicatore o fonte; ricevente; codificatore; decodificatore; retroazione; rumore; messaggio; mezzo

3) a


Lezione 32: La comunicazione (parte II)


1) c

2) c

3) c

4) b


Lezione 33: La comunicazione (parte III)

1) a

2) a

3) l'efficacia comunicazione è funzione delle vendite e non viceversa.


Lezione 34: La comunicazione (parte IV)

1) la natura degli strumenti promozionali (che differiscono per le modalità di utilizzo, per il target di riferimento, per l'impatto, per i costi da sostenere, per l'efficacia comunicativa); lo stadio di disponibilità dell'acquirente (dato dagli stadi del processo di acquisto in cui si colloca la vendita del prodotto, ovvero la consapevolezza, la comprensione, la convinzione, l'acquisto, il riacquisto); gli aspetti rilevanti per la definizione del mix promozionale (la tipologia di mercato, ovvero se è un mercato di beni di consumo o un mercato di beni industriali e dal tipo di strategia, push o pull); lo stadio del ciclo di vita del prodotto.

2) Pubblicità - informare, persuadere, ricordare; Promozione vendite - incentivare l'acquisto; Propaganda - persuasivo- diffusivo; Vendita personale - stimolo all'acquisto; Sponsorizzazione - effetto di notorietà dell'azienda e del prodotto; Pubbliche relazioni creazione di un'atmosfera favorevole.

3) b


Lezione 35: La comunicazione (parte V)

1) b

2) a

3) stile, tono, parole; formato; headline; reason why

4) a


Lezione 36: La comunicazione (parte VI)


1) a

2) il reclutamento e la selezione del personale di vendita; l'addestramento e l'impiego dei venditori; la formalizzazione di meccanismi di incentivazione e di motivazione del personale di vendita; la valutazione delle attività di vendita.

3) la valutazione dei risultati derivanti dalle pubbliche relazioni si fa riferimento:
a. all'esposizione ottenuta con l'utilizzo del mix di leve scelte, attraverso la verifica, ad esempio, nei confronti del potenziale acquirente/consumatore/cliente della fonte attraverso la quale è venuto a conoscenza dell'impresa o dei prodotti;
b. alla verifica delle modalità attraverso le quali un soggetto acquista o modifica una consapevolezza ovvero un atteggiamento ovvero un comportamento rispetto ad un dato problema, quale può essere il consumo di un certo prodotto;
c. alla contribuzione al profitto delle attività di pubbliche relazioni: il pervenire ad una corretta valutazione della contribuzione al profitto di ogni singola leva del mix comunicazionale è certamente frutto di una serie di esperienze accumulate dall'organo di governo, attraverso la comparazione temporale (ad esempio, definendo un modello di statica comparata) delle diverse azioni di comunicazione, laddove a variare, nei diversi periodi, sono state alcune grandezze fondamentali quali il budget allocato, i tempi di esposizione, la frequenza, il grado di copertura, e così via.


Lezione 37: Il marketing e internet (parte I)

1) Ad esempio, utilizzando la parola chiave "vino" su un motore di ricerca (Yahoo, Virgilio, ecc..), si selezionino a piacere, tra i siti trovati, due aziende. L'analisi critica comparata dovrà evidenziare in che modo ogni azienda concepisce ed utilizza la tecnologia Internet, sulla base della distinzione tra pagine web pubblicitarie, di contenuto e di vendita.


Lezione 38: Il marketing e internet (parte II)

1) E' importante sottolineare, sulla base dei contenuti del corso e di quanto esplicitato nelle lezioni dedicate alla nuova tecnologia multimediale, le differenze che caratterizzano il passaggio da un orientamento di mass marketing a quello del one-to-one marketing (segmentazione, adattamento o customizzazione del prodotto/servizio, flessibilità del mix di marketing, ecc..).